Articoli Fai da Te

Come costruire un acquario di legno e vetroresina Parte 3

Finalmente, dopo un lungo periodo di assenza, ho ritrovato la pace interiore (e non solo quella!) necessaria per tornare a scrivere i miei articoli 🙂

E per farlo ho scelto un’articolo richiestissimo da tanti di voi! “Come costruire un acquario in legno e vetroresina”.

In questa terza parte, andremo a trattare i vari aspetti che riguardano una cosa estremamente delicata come l’incollaggio del vetro frontale.

Per prima cosa mi sono procurato il vetro dal mio vetraio di fiducia (e credetemi…dopo averne girati tanti, con prezzi assurdi intorno ai 1000 euro per una lastra di vetro extrachiaro, ho finalmente trovato quello giusto, anzi quella giusta, dato che la proprietaria è una gentile signora, che per 350 euro me l’ha persino fatto portare a casa).

Per calcolare le misure del vetro ho prima misurato la cornice frontale dell’acquario, ed ho aggiunto su tutti i lati 2/3 cm circa. Quindi se la parte interna della cornice (quella che si vede guardando l’acquario di fronte) è di 235 x 58, ho ordinato un vetro di circa 240 x 65, spesso 15mm. Così facendo quei cm in più son quelli che ci daranno una superficie di contatto tra il vetro e la cornice in legno e vetroresina. Eh si, qualcosa che regge il vetro ci vuole! 😉

INCOLLAGGIO

Ottenuto il vetro, con l’aiuto di un fedele amico, ho posizionato l’acquario su (non ridete!) due capre…ebbene in toscana è così che si chiamano i cavalletti in legno! E lo abbiamo messo ovviamente con la cornice frontale rivolta verso il basso. Mi raccomando, le capre o come diamine le chiamate voi, devono reggere almeno 150 Kg, perché se adesso il vostro acquario pesa circa 80 Kg, dopo l’aggiunta del vetro, si passano i 150 Kg senza problemi, quindi fate i vostri conti.

Come colla, dopo aver passato mesi a leggere per i forum in giro per il mondo mi sono fatto l’idea che il miglior collante che faceva al caso mio era l’ RB FIX UNIVERSAL (Bianco), ne ho presi 5, anche se poi ne ho usati 4 DA 290 ml.

E’ un silicone speciale di cui mi hanno garantito la presa sia sul vetro sia sul vetroresina, e così è stato. Non usate siliconi improvvisati, cioè acquistati senza sapere se fanno presa sul vetroresina o sul vetro, perchè rischiate seriamente di dover buttar via tutto a vasca piena.

Io a distanza di due anni dal riempimento della vasca, non ho avuto alcun problema.

Ma ripartiamo da dove eravamo rimasti: con la vasca a testa in giu, pronta per l’incollaggio. Allora, con il tubo di silicone inserito in una pistola per silicone, lo abbiamo steso abbondantemente su tutto il perimetro della cornice interna, un po a zig-zag e non in modo lineare. Mi raccomando senza interruzioni nella stesura del silicone, anche se questo è ovvio.

Steso il silicone, abbiamo sollevato il vetro da terra e lo abbiamo posizionato sopra al silicone, voglio essere sincero, con molta difficoltà. Questo perché non potevamo calarlo agevolmente dall’alto, dato che in alto vi trovate il pannello in legno e nemmeno potevamo appoggiarlo e poi farlo scorrere, perche avrebbe sporcato tutta la superficie del vetro in modo irreversibile.

Quindi siamo entrati un po in diagonale, calandolo piano piano… E’ stata dura, anche perché in quella posizione, non è facile manovrare un vetro di circa 50-60 Kg!! L’ideale sarebbe avere a disposizione altre due persone che si posizionano sotto all’acquario e reggono il vetro calandolo piano piano mentre voi dall’alto vi assicurate che sia posizionato in modo centrale. Appoggiandosi cioè in egual misura sulla cornice. Non sarebbe bello e non dormirei la notte se da una parte il vetro toccasse solo 5mm sulla cornice e dall’altra 5 cm, no? Meglio 2,5cm da ambo i lati.

Nel nostro caso, abbiamo avuto una buona destrezza e tanta fortuna…insomma il vetro è andato dove doveva andare!

Finito l’incubo, abbiamo iniziato a premere con molta forza su vetro dall’alto verso il basso, in modo da schiacciare il silicone il più possibile (il nostro era piuttosto solido rispetto ai classici siliconi) e quindi abbiamo dovuto applicare una certa forza, e in modo uniforme.

Questa fase è richiesta per stendere il silicone,  aumentare la superficie di incollaggio tra i due materiali e azzerare la possibilità che rimanga una fessura di aria, dove poi passerebbe inesorabilmente l’acqua. Tuttavia, a lavoro finito, mi sono assicurato di stendere col dito, altro silicone intorno al vetro, per togliermi ogni dubbio di tenuta.

Mi scuso con voi lettori per non poter fornire alcuna foto dell’evento, ma eravamo troppo presi e con le mani inzuppate di silicone, per aver voglia di scattare foto…persino a lavoro finito!

 

RIEMPIMENTO DI PROVA

Dopo il precedente passaggio ho voluto aspettare per sicurezza qualche giorno.

In realtà se non ricordo male il silicone era già asciutto il giorno dopo…

Ma è meglio non avere mai fretta quando si fanno lavori così.

Per prima cosa, fatevi forza (in tutti i sensi) e scendete la vasca e posizionatela in terra. Io avevo a disposizione un comodo pavimento esterno (occhi che alcune mattonelle in terracotta si sono sbriciolate…sotto al peso della vasca piena). Mettete dei travetti in legno per non farla toccare proprio a terra, per vari motivi. Primo perché se il terreno dovesse avere dei sassi o altri oggetti spigolosi, la vasca si potrebbe sciupare sotto. Altro motivo è che se avete una perdita di acqua, se la vasca è sollevata a 10-15 cm da terra è più facile individuare il punto in cui perde.

Posizionata la vasca, procediamo al riempimento di prova.

Avendo a disposizione un torrente che scorre praticamente in mezzo al mio giardino, con una pompa, ho prelevato un po di acqua per riempirla e l’ho lasciata così per molti giorni.

Il calvario..

Purtroppo dopo ben 12 giorni in cui ero già tranquillo, la vasca ha iniziato a perdere sotto. Per fortuna era ancora in giardino, quindi ho dovuto svuotarla, farla asciugare e ridare una mano di resina.

Qui è iniziato un calvario durato 3-4 mesi, nei quali nonostante applicassi abbondanti strati di resina sul fondo, regolarmente arrivava la gocciolina una volta riempita. Mediamente dopo 3/4 giorni dal riempimento.

Alla fine ho capito il motivo. La resinatura finale, avrei dovuto applicarla sempre avendo ciascuna parete di legno in orizzontale, in modo che penetrasse in profondità e andando a tappare ogni eventuale buco. In prativa andava applicata una mano, ruotata la vasca, applicare sulla parete successiva, e cosi via fino al completamento di tutte le pareti. Ma con un bestione di 150 Kg, ma anche di più (eh si…a forza di mani di resina stava diventando pesantissima). Io invece l’ho applicata senza mai ruotare la vasca, quindi andando a pennellare di resina le pareti verticali…in realtà ottenevo che dopo pochi minuti la resina scendeva tutta sul fondo, ma il mio buco era probabilmente a pochi cm dal fondo e per questo motivo non l’ho mai tamponato. Preso dalla disperazione alla fine, sempre con l’aiuto di un amico, ho applicato una mano finale di 5 Kg di gomma liquida blu, molto rara in questo colore. Infatto l’ho trovata soltanto in Germania presso un negozio di carpe koi, gestito credo da cinesi…che all’inizio mi hanno creato dei problemi non rispondendo ai miei messaggi dopo che avevo pagato online, ma alla fine è andato tutto bene. Scusate, ma le cose mi piace raccontarle fino in fondo.

Il vantaggio della gomma liquida è stato quello di essere molto densa e non viscida come la resina, e quindi anche se applicavo sulle pareti in verticale, rimaneva tutta li, senza colare giù.

Applicata questa mano di gomma liquida finale, il calvario è terminato, da quel momento solo gioie! La vasca reggeva finalmente l’acqua!!

Da questo momento in poi, sono necessari 4 uomini belli robusti, o 6 mezze schiappe se siete un po mingherlini come me! Io con due birre ho corrotto due vicini di casa belli massicci (mi raccomando dategliele dopo le birre, non prima!!) che ci hanno aiutato a portare l’acquario dal giardino alla stanza definitiva e a posizionarlo sul supporto in ferro che mi ero fatto portare dal fabbro.

Per quanto riguarda il supporto, mi sono fatto fare qualcosa di bello robusto, con travi ad H, se non sbaglio si chiamano così, e con piedini registrabili sotto, molto utili per mettere in bolla il piano, prima di posizionarvi l’acquario. Tuttavia è stato facile apportare delle registrazioni last minute anche con la vasca già posizionata sul supporto.

RIEMPIMENTO FINALE

Trattandosi si un acquario marino tropicale ho deciso di utilizzare un metodo di gestione chiamato DSB, con uno strato di sabbia di circa 13-15 cm. Il tutto comporta qualche accorgimento particolare in fase di riempimento, cosa che tuttavia non starò a descrivere in questo articolo, ma che alla fine, a distanza di circa due anni posso dire che ha dato i suoi risultati. E la soddisfazione è immensa.

Nel prossimo articolo mostrerò come ho rifinito l’acquario, creando un mobile in legno che riveste il supporto sotto all’acquario e che nasconde tutta la parte tecnica. Per finire, la costruzione di un canopy come lo chiamano in America, che altro non è che una copertura sopra l’acquario, dotato di sportelli e dentro al quale viene installata l’illuminazione.

Alla prossima!

Ecco qualche foto

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Ed un video

Rileggi Parte 1

Rileggi Parte 2

cadig1
cadig1
Appassionato di informatica ed elettronica sin dall'infanzia, sempre in deficit di conoscenza, ho trovato in questo affascinante universo dell'acquariofilia l'argomento che riesce a stimolarmi ma mai a saziarmi abbastanza da diventare noioso!

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